Casale-Forlì, le emozioni della finale B1 2004/2005 (1/2)

30.11.12 12:30

Riviviamo l'indimenticabile gara 5 con Davide Cristelli


Casale-Forlì non è una partita qualsiasi. Anche se la distanza geografica tra le due città è notevole, la rivalità sportiva è particolarmente sentita. Un duello, quello tra Junior e Fulgor Libertas, che nasce nel 2005, quando le due squadre, protagoniste del campionato B1, si trovano di fronte nella serie finale per la promozione in Legadue. Un duello che vince in gara 5 Casale, che festeggia la promozione nella bolgia del PalaFerraris. Momenti indimenticabili del nostro recente passato, che vogliamo rivivere attraverso gli occhi di chi fu tra i protagonisti di quella memorabile partita, Davide Cristelli.

Davide, raccontaci prima di tutto come avete vissuto la vigilia di quella gara, a partire dall’infuocata gara 4…
“E’ stata una vigilia emotivamente molto intensa, perché ci trovavamo di fronte al classico momento sportivo da dentro o fuori. Arrivavamo da una serie playoff durissima sul piano fisico ma anche psicologico, e sapevamo di dover affrontare la sfida della verità contro un avversario molto preparato da entrambi i punti di vista. Gara 4, in particolare, aveva tolto,per motivi diversi, tantissime energie ad entrambe le squadre: per Forlì si trattava del match point, dato che erano perfettamente consapevoli delle difficoltà che avrebbero trovato a tornare al PalaFerarris in un’ipotetica gara 5, mentre noi sapevamo benissimo che vincendo in Romagna avremmo messo in tasca una bella fetta di promozione”

Si arriva, allora, alla fatidica gara 5. Palla a due, e poi…

“…E poi una grandissima partita per la Junior. Svelo il segreto del nostro successo: i tifosi. Una considerazione che non è banale se ricordiamo i due pullman di tifosi venuti a sostenerci in Romagna, molti dei quali si sono fermati a Forlì tra gara 3 e gara 4 per stare il più possibile vicino alla squadra. Sono cose che si sentono, avere un’atmosfera del genere attorno riesce a darti quella spinta in più. Ti incita a dare il massimo, ad andare oltre i limiti psicofisici. Parlando poi della partita, certamente non è stata la partita esteticamente più bella del secolo, è sempre così quando la posta in palio è alta, ed in questo caso era altissima, dato che ci si giocava l’ingresso nel basket dei professionisti. Siamo stati molto bravi a rimanere sempre concentrati su un obiettivo che era alla nostra portata, e questo ci ha permesso di costruire un margine di sicurezza: di solito io sono il classico giocatore che rimane concentrato al mille per cento fino alla fine, ma in quell’occasione mi è bastato incrociare lo sguardo di Ciani, a tre minuti dalla fine, per capire che il sogno si era avverato”