“Due parole, due colori” (2/2)

18.06.13 11:19

Pubblichiamo la lettera di Doralice Cristina Bosio


Prendo la scatola di Kleenex, è meglio.
E i tramonti migliori uscendo da dietro e i panini che finivano troppo presto, l’intervallo troppo lungo o troppo corto, gli insulti agli arbitri, le esagerazioni, arrotolare i cavi di internet, meglio io degli uomini, ma quei tavoli erano davvero troppo pesanti. E le bottigliette cadute, gli asciugamani lanciati, i giornali stropicciati, “Simone muoviti che andiamo a cena”, aspettare che le luci si spegnessero perchè senò era troppo presto per lasciare il Palazzo.
Non posso citare altri momenti se non quelli di quest’anno, ma La Tripla del capitano, quella con la T maiuscola, le ali invisibili di Casper che sotto canestro non saltava, volava, Gianca, che non ho ancora capito se sia più bello, bravo o dj… E Martinoni, ti prego, non smettere di camminare così, perché più cucciolo di te non c’è nessuno. Green: la fermezza. Butkevicius, togli quell’asciugamano dalla faccia che se piangi ancora piango anche io. Antonelli, di ancora al mio papà che verrai alla serata di Stay, se i medici ti danno l’ok. Mala, salvaci tu. Monaldi, salta come se la vita fosse un harlem shake.
Dovrei pensare alla maturità.
Ma certe emozioni che ti dà il basket il calcio non te le dà. Ma non te le da nemmeno il divano di casa tua. Non te le da facebook che guardi insistentemente la domenica alle 19.43 senza ragione. Fossi in te mi piangerei addosso: non sai cosa ti sei perso. E te lo dice una donna. E te lo dice una che c’ha messo un po’ a vedere i “Passi”.
Se c’è una cosa che la Junior mi ha insegnato è il valore di un attimo, di 1 secondo, di 1 decimo di secondo, perché 1 attimo può fare la differenza, può cambiare tutto. Ed è una cosa che forse non avevo visto prima di sedermi al PalaFerraris. La lunghezza di un attimo, la durata di 1 secondo. A parole non si può spiegare, ma il groppo in gola, le mani sudate, il tabellone che si muove calmo, l’agitazione è tutta nelle bocche aperte, nel fiato fermo, nei polmoni in standby, lì, in quella piccolissima, quasi insignificante percentuale di vita, il basket mi è entrato dentro al cuore. Dopo la sirena mi ha riportata con i piedi per terra e il ricordo è solo di mani che si stringono, abbracci, complimenti, qualche lacrima, qualche coro, ma solo in sottofondo.
Certe cose non capitano tutti i giorni, certe squadre non si vedono in tv, certe squadre non sono come la mia Juve, sono di più.
Grazie Junior, grazie a tutti.